venerdì 15 gennaio 2016

Scopri che angelo sei: i nati dal 16 al 20 Gennaio

Scopri che angelo sei: i nati dal 16 al 20 Gennaio


Il dono di guarire e la capacità di metterlo a frutto richiedono sempre precise condizioni per realizzarsi positivamente. In questo caso comportano la necessità di essere determinati a raggiungere uno scopo. La parola ebraica «Metsar» significa «istmo»: dice Sibaldi che in effetti la mente dei Mitzrael, o Metsara’el, richiama un’istmo fra due mari, che congiunge i due continenti dell’infanzia e dell’età adulta, mettendo, tra i due, i mari del sogno e della follia. E' compito di ogni protetto di questo Arcangelo scoprire quell’istmo e farlo scoprire: è bellissimo, infatti, meravigliosamente panoramico; ma è anche tortuoso, ha scogliere a precipizio e voragini, e quei due mari psichici sono tutt’altro che calmi. Avviene perciò che parecchi Metsara’el scivolino giù in acqua da una parte o dall’altra, oppure ritornino indietro, nella loro infanzia, in vere e proprie regressioni dalle quali anche gli aspetti più quotidiani della vita sociale appaiono come irraggiungibili terre straniere. Secondo Sibaldi a questi soggetti sono medici nati (anche in senso figurato: la loro energia terapeutica può manifestarsi anche come artisti, o attori..), cioè devono curare: devono scegliere tra il curare le malattie del prossimo oppure l’ammalarsi divenendo inclini essi stessi a disturbi psichici: va da sé che la scelta giusta sia il curare altri, ma è indispensabile che i Metsara’el la preparino e la consolidino con tutta una serie di qualità non facili da sviluppare: grande determinazione, equilibrio, creatività, oltre che naturalmente altruismo. La loro principale dote terapeutica consiste infatti in un alto grado di ipersensibilità, che li rende impareggiabili nelle diagnosi e nell’intuizione in genere, ma implica sempre rischi di vulnerabilità. Devono perciò imparare a proteggersi. Indubbiamente un Metsara’el sta bene solo quando si preoccupa più del prossimo che di se stesso, ma deve puntare la sua attenzione sul benessere, su ciò che di bello c’è o può esservi negli altri, e non lasciarsi condizionare dalle loro morbosità, dalle loro opinioni o dalle tante brutture con cui avrà a che fare esplorando animi e vite: per evitare di farsene sopraffare. Allo stesso modo potrà percepire intensamente, nel mondo circostante, gli aspetti luminosi e quelli orrendi, ma dovrà stare attento a non farsi travolgere da questi ultimi, per non cadere in fobie o manie di persecuzione. Il Metsara’el Federico Fellini, ad esempio, alle ferite della bruttezza riuscì a opporre per tutta la vita – a volte con sforzo immenso – geniale dolcezza, ironia e amore dell’umanità. Che, d’altra parte, i Metsara’el siano per natura candidati alla genialità è cosa evidente, e lo sanno benissimo anch’essi: si accorgono spesso di cogliere, come al di là dei loro pensieri, realtà spirituali più alte, armonie segrete, che a volte sembrano nostalgie, altre volte ispirazioni ansiose di prendere forma. Sentono, allora, di essere davvero sull’istmo tra quelle dimensioni superiori e la realtà in cui vivono – ma possono spaventarsene, fuggire e magari smarrirsi sulla via del ritorno. Il Metsara’el Vittorio Alfieri usava legarsi alla sedia, davanti allo scrittoio, per resistere allo sgomento quand’era ispirato; il Metsara’el Benjamin Franklin, appassionato di elettricità, passò alla storia anche per aver inventato, guarda caso, il parafulmine: un istmo metallico, cioè, tra le energie del cielo e la terra. I soggetti che invece non impareranno a canalizzare le loro percezioni, e a dominarne l’intensità, potranno perdere la capacità di concentrazione e soffrire di ossessioni. La maggior fortuna, per loro, è che qualcuno li esorti fin da adolescenti a prendersi estremamente sul serio: un genitore, un mentore, un fidanzato paziente, che sappia amare e comprendere le debolezze e i talenti della loro componente infantile e convincerli che, nonostante le apparenze, il mondo ha estremo bisogno di loro. Quel loro bambino interiore va incoraggiato, con tutta la sua curiosità, la sua sete di bellezza e bontà per sé e per tutti.
                                                 Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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