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| L'indimenticabile Franca Rame |
Milahe’el, secondo la simbologia nella radice mem-lamed-he del suo Nome, si presenta dicendo: "io comprendo tutto ciò che cresce nelle anime". Secondo Sibaldi tutti i nati di questo angelo sono forti, concreti e impazienti, e si direbbero nati apposta per avverare desideri, non importa quanto grandi o apparentemente impossibili. Perché milah, in ebraico, significa «parola», ed ’El, la Potenza divina, diede forma all’universo proprio con il Verbo. Così potrebbe essere anche per i Milahe’el:
basterebbe che dicessero, che chiarissero a se stessi la meta verso cui dirigere il loro slancio, e la via si aprirebbe, semplice e netta, con mille circostanze a favore e l’appoggio di molti. Ma loro
raramente osano; anzi, spesso fanno il contrario: succede che sia qualcun altro a dire a loro la parola magica, a indicare lo scopo, ed essi obbediscono come a un incantesimo, mettendo tutti i loro poteri al suo servizio. Può essere un genitore, un fidanzato, un coniuge o un figlio, che sappia quel che vuole; può trattarsi di qualcosa che va, nel modo più evidente, contro gli interessi e le aspirazioni dei poveri Milahe’el. Ma molto spesso loro non potranno farci nulla: eseguiranno, continuando a piegarsi anche per decenni e a far lievitare a dismisura la vanità di chi è riuscito a imbrigliarli con un comando. Bravi maggiordomi, fidi gregari, famose mogli o «spalle» di grandi star (da Ginger Rogers a
Franca Rame); oppure devoti epigoni di qualche genio, come il Milahe’el Andrea del Sarto lo fu di Leonardo; e poi, naturalmente, impiegati, militari e massaie esemplari: destini del genere sono trappole in cui ogni Milahe’el rischia di cadere dimenticandosi di sé, lasciando che nel suo cuore si infiltri una paura, un panico addirittura – ben presto incurabile – della libertà e della responsabilità personale. Le ragioni profonde di queste dipendenze sono delicatissime. Vi è innanzitutto il senso di vertigine che i Milahe’el provano dinanzi alla loro stessa energia creatrice, specie quando si accorgono che nessuno intorno a loro ne ha altrettanta; vi è il timore che nascano, negli altri, invidie e ostilità; vi è anche – molto segreta! – una punta di
disprezzo per la vita banale, superficiale, di cui la stragrande maggioranza della gente si accontenta: «Perché brillare in un mondo simile?» pensano oscuramente i Milahe’el, e tale disprezzo può diventare a sua volta un sentimento aggressivo, di cui un animo nobile come il loro non può non vergognarsi. Così preferiscono non guardare in se stessi, non indagare i propri desideri: e dei loro doni da genio della lampada si approfitterà allora il primo che capita e che vuole. Per proteggersi da tale rischio, d’altra parte, i Milahe’el devono imparare non già a custodirsi meglio ma, paradossalmente, a estendere il più possibile il carattere generoso del loro potere realizzatore. Il primo passo consiste nel ribaltare quel loro pessimismo snob e nell’intenderlo come una sfida. Se il piccolo mondo in cui vivono li opprime, si impegnino ad ampliarlo, ad approfondirlo, andando alla ricerca di ciò che si nasconde nell’animo della gente (molta gente, quanta più gente è possibile!). Si accorgeranno ben presto che quanto più conoscono i profondi desideri degli altri, tanto più facile diviene per loro individuare i propri; e che quanto più numerose saranno le persone di cui vogliono esplorare i cuori, tanto più grandi saranno anche i desideri che troveranno in se stessi. Invece di lasciarsi utilizzare da un unico, furbo tiranno in casa o nel lavoro, si trovino
intere comunità alle quali servire: una scuola, un quartiere, una cittadinanza, e diverranno appieno quei giganti che sono, al cospetto di tutti. Possono essere
ottimi insegnanti, sociologi, operatori sociali d’ogni tipo, e soprattutto politici: non per nulla cade proprio il 14 luglio l’anniversario della presa della Bastiglia (fu anche quella una maniera di realizzare i desideri di molti), e il 15 nacque Francesca Cabrini, la santa che alla fine dell’Ottocento organizzò l’assistenza agli emigrati italiani in America. Hanno una buona Energia Yod, e sarebbero perciò medici eccellenti (dietologi e psicologi soprattutto), capaci di individuare le frustrazioni, le carenze, i bisogni negati che stanno all’origine delle malattie. Anche in arte i Milahe’el più geniali sono soprattutto esploratori delle profondità dell’animo – come Rembrandt e
Ingmar Bergman. Li guaterà sempre, sì, il rischio dello scoraggiamento, delle brusche cadute d’umore, ogni volta che la loro tendenza al pessimismo riprenderà il sopravvento: ma per chi dispone di tali forze e poteri, non c’è lato oscuro della vita che non possa rivelarsi un nuovo campo d’azione, una prigione da assalire e distruggere, una notte in cui illuminare le strade.
Qualità di Melahel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Melahel dona volontà di guarigione: verso se stessi, verso gli altri e verso il mondo; dunque spirito ecologico, capacità di cura, protettività; amore per le piante, desiderio di guarire, buone relazioni umane. Dona anche obiettività, concisione, precisione, speranza, grande capacità di adattamento.
L'angelo dell'abisso a lui contrario si chiama Joumiel e rappresenta il rischio di incidenti, specie con le armi. Causa bisogno di inquinare, di sporcare e distruggere; porta malattie alla vegetazione e agli uomini, nonché la "peste", intesa anche come depressione.
Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi
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