martedì 19 luglio 2016

Scopri che angelo sei: i nati tra il 23 e il 27 Luglio

Il cantante ribelle Mick Jagger

Sibaldi sottolinea come questo sia l’Angelo della magia; nella radice del Nome Nithihayah c’è infatti il concetto: “Io faccio cooperare le cose materiali e l’invisibile “. Compito dei suoi protetti è dunque scoprire le misteriose connessioni tra il visibile e l’invisibile e i modi migliori per adoperarle. Ma i suoi nati non sono stregoni né sacerdoti, né si fanno ammaliare dai guru: loro mettono al centro lo scoprire; non hanno bisogno di maestri né di gerarchie ufficiali che, per mantenere un controllo sull’utilizzo delle forze invisibili, diano regole e investiture precise ai loro adepti. I Nithihayah appartengono piuttosto alla categoria ingiustamente infamata delle «streghe», cioè coloro che imparano da sé: che cercano e non smettono mai di trovare sul confine sottile dell’invisibile. Non per niente in diverse lingue i termini per indicare le streghe celano il significato della «sapienza»: come witch, in inglese, e ved’ma, in russo, entrambe derivate dall’antichissima radice indoeuropea wid, «conoscere». Si tratta insomma di personalità libere e coraggiose, indifferenti alle paure superstiziose, ai tabù, al gelatinoso conformismo della maggioranza; e, al tempo stesso, di mentalità pratiche, che non si accontentano cioè di un sapere fine a se stesso, ma cercano applicazione concreta per tutto ciò che scoprono nell’astratto. E tali appunto sono, per loro natura, e devono imparare a essere i Nithihayah. Tutto ciò, certo, li rende temibili per tutti i conservatori: coloro che vorrebbero far restare il mondo così com’è; e i Nithihayah devono superare molte difficoltà per diventare se stessi. La solitudine, soprattutto: la gente li trova strani, quando parlano di quel che a loro veramente interessa; si vedono perciò costretti a coltivare la loro sapienza in segreto, in margine alla società. Se sono colti – come il Nithihayah C.G. Jung – vengono ritenuti eretici dai loro colleghi; se sono più modesti, li si prende facilmente per pazzi, e li si compatisce o li si deride, perlomeno all’inizio. A ciò si aggiungono le loro resistenze interiori: la lotta che devono combattere in se stessi contro ciò che hanno imparato nelle scuole (luoghi razionali, dai quali i mondi spirituali sono rigorosamente esclusi) e nelle chiese (dove le «streghe» sono da sempre malviste). Ostacoli vengono anche dalle aspettative dei genitori, che spesso ambiscono, per i loro figli, soprattutto a uno stipendio fisso e alla pensione; e dai rapporti sentimentali, che altrettanto spesso impongono richieste in contraddizione con la loro eccezionale vocazione. Anche per queste ragioni le «streghe» sanno che la prima condizione per giungere alla magia è la saggezza. I conflitti interiori ed esteriori, le malinconie, le crisi di identità dei Nithihayah principianti vengono superati quando, con saggezza appunto, essi arrivano a porsi al di sopra di tutto quello che, nel mondo altrui, li potrebbe trattenere. Devono sviluppare una superiore, benevola, equilibrata comprensione del loro prossimo: allora divengono sufficientemente limpidi, e trovano in sé abbastanza energia per cominciare a scoprire davvero. Non tutti ci riescono – e pochi ci arrivano prima di una certa età. Fino a che non arrivano a tanto, si sentono anime in cerca, alle quali qualcosa impedisce di trovare: I can’t get no satisfaction, canta appunto il Nithihayah Mick Jagger. Possono anche aver successo in qualche tipica professione da cercatori: come atleti, per esempio, dediti sempre alla ricerca ossessiva di un primato; o sinceri idealisti, utopisti (Luigi Berlinguer, Ermanno Olmi) o persone di mondo, assetati di riconoscimenti, di successi mondani (George Bernard Shaw, Giosuè Carducci, Jacqueline Kennedy): ma non amano nulla di ciò che raggiungono, sono perennemente insoddisfatti e sprezzanti verso quello status quo da cui cercano approvazione, e la loro ansiosissima paura di perdere una qualche posizione che si siano conquistati nasconde la voglia segreta di liberarsene, per cercare altrove.
Quando va male, è alto il rischio che le loro vane ricerche li portino verso le droghe, o anche a vampate di cupo disprezzo e di odio per ciò che li delude, oppure per chi, intorno a loro, sembra aver trovato in quel mondo la sua strada. A volte possono sviluppare malsani e intensi interessi per la magia nera e il terribile veleno che porta all’anima, e coltivare oscure manipolazioni della mente altrui.
Un Nithihayah che si perda in simili paludi non ha, naturalmente, nessuna possibilità di giungere alla magia autentica: la sola via possibile è nella saggezza, e in quel coraggio di scoprirsi «streghe» che significa accettare se stessi come diversi: inconciliabili con i più – proprio come Jung, quando nel 1911 ruppe con la Società di Psicanalisi di Freud, dopo un famoso alterco sull’esoterismo. Non appena smettono di cercare nell’Aldiqua, trovano nell’Aldilà: e fanno un ottimo affare. Si sa che la fortuna aiuta gli audaci: e i Nithihayah non solo si sentono, nell’Aldilà, aiutati e guidati nelle loro scoperte (e lo sono davvero), ma traggono da quelle altre dimensioni grande energia, proprio come se invisibili alleati si incaricassero di scortarli e proteggerli sempre. Celeberrimo è l’esempio del Nithihayah Alexandre Dumas, con il suo incontenibile, inspiegabile vigore – e nelle sue opere sono ben evidenti i segni delle sue conoscenze esoteriche.
Nithaiah ama la pace e il silenzio; dona dunque amore per la saggezza, la pace e la solitudine, comprensione del disegno cosmico, trasmissione dell'energia. Concede tensione alla verità e alla ricerca spirituale. Inoltre facilita le persone alla ricerca di un buon alloggio in cui coltivare se stessi nella pace.


                                                 Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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