martedì 17 maggio 2016

Scopri che angelo sei: i nati dal 26 al 31 Maggio

Il sommo poeta Dante Alighieri

Dice Sibaldi che il senso di giustizia domina burrascosamente la vita dei Mebahe’el. La radice mem-beth-he cela il concetto devo comprendere come dare ordine alla vita: e appunto nel loro senso della giustizia potranno trovare un orientamento e una chiave. Questa sensibilità infatti, apre loro magnifiche carriere quando hanno il coraggio di lasciarsene guidare, ma li punisce con durezza se viene repressa. Guai, dunque, se rimangono indifferenti quando vedono dei soprusi, o se loro stessi accettano di subirne senza reagire: le loro migliori energie li abbandonano rapidamente, il loro umore crolla, la loro attenzione si appanna, l’infelicità comincia a prendere forme sempre più concrete nelle loro giornate. Ottimi, invece, sono i periodi in cui seguono la loro vocazione più profonda: che è quella di comprendere che cosa sia veramente giusto o sbagliato nel mondo, e perché.
A loro, infatti, la questione appare sicuramente irrisolta: nelle leggi delle nazioni, i Mebahe’el vedono soltanto un’esigenza di giustizia ancora imperfetta, e che è urgente perfezionare. Inutile, perciò, che cerchino di placare il loro bisogno d’intervenire nei guai altrui facendo appello all’ordine costituito, o men che meno abbracciando una carriera nelle forze dell’ordine. Contrasterebbe con tale scelta anche il loro carattere esuberante, individualista, battagliero: esigono di essere al centro dell’attenzione, e non solo non sopporterebbero a lungo un superiore, ma nulla dà loro maggiore soddisfazione del proclamare una qualche nuova idea di libertà, che sorpassi tutti i codici civili in uso. Se si ripercorre il catalogo dei dannati e dei beati nella Divina Commedia, con tutti quei castighi e quelle ricompense che potevano venire in mente soltanto a un eretico ribelle, si capisce perché a Dante Alighieri alcuni abbiano assegnato proprio il 30 maggio, come probabile data di nascita. E si intuisce, d’altra parte, quale slancio dovette attingere il Mebahe’el J.F. Kennedy dal pronunciare certi suoi slogan e frasi famosissime, come «Ich bin ein Berliner», con cui toglieva, in nome di una giustizia più alta, la condanna che dopo la Seconda guerra mondiale pesava sul capo dei tedeschi. Seguire il proprio Angelo, si sa, porta sempre nella direzione giusta e più luminosa: e anche per questo fu proprio il ruolo di giustiziere freelance a determinare il successo dei Mebahe’el John Wayne e Clint Eastwood. Certo, questo talento etico mebaheliano è tutt’altro che lieve. È una perenne sfida, che se da un lato richiede necessariamente di venir alimentata da potenti dosi di fiducia in se stessi, di determinazione e anche di sfrontatezza, dall’altro tende ad assorbire tutta la loro attenzione: dimodoché ai Mebahe’el che vogliano seguire la loro vocazione rimane solitamente ben poco tempo da dedicare alla famiglia. E qui cominciano i rischi più insidiosi: la solitudine non li spaventa ma, se non sanno accorgersene per tempo, la mancanza di profondi rapporti d’affetto può danneggiare il loro senso della realtà. Il loro Ego può gonfiarsi fino a farli sentire personalità eroiche, eccezionali e perciò incomprese; la loro passione per la giustizia diventa allora rancore e disprezzo per la gente, e perciò si chiudono in se stessi, si deprimono. In alcuni Mebahe’el questa chiusura assume le forme di un perenne brontolio, con accessi di collera; in altri è una profonda, segreta insoddisfazione da Noè dilettanti, che sognano cinicamente un’arca solo per loro e il diluvio tutt’intorno. In altri ancora può produrre una sorta di corto circuito nel loro senso di giustizia, e trasformarli d’un tratto in oppressori e truffatori, o in individui vili, come se si traviassero apposta per punire un mondo che a loro non piace: così dovette accadere alla Mebahe’el Mary Tudor, soprannominata Maria la Sanguinaria, che regnò feroce in Inghilterra verso la metà del Cinquecento. Ma, in questi casi, andrebbero talmente contro le energie del loro Angelo da incorrere – come appunto accadde alla regina Mary – in guai e infelicità disastrose. Il miglior antidoto a questi eccessi del loro Ego va cercato nella considerevole riserva di umorismo di cui tutti i Mebahe’el sono provvisti. Se ancora non lo sanno, lo scoprano: non solo vi troveranno armi efficacissime contro la mediocrità morale dei loro contemporanei, ma anche il modo di non prendersi tanto dolorosamente sul serio, e di individuare, anche, più agevolmente, ciò che in loro stessi contrasta con i loro ideali di giustizia – e a cui, nella foga di correggere gli altri, a volte non danno il necessario peso. I Mebahe’el più raffinati possono specializzarsi nell’ironia: come Ian Fleming, il cui famosissimo agente 007 (un giustiziere anche lui) presenta aspetti deliziosamente comici, del tutto sconosciuti, prima di lui, al genere del romanzo di spionaggio. I più impetuosi, invece, si ritrovano in una comicità rumorosa e ingenua, come lo splendido Bob Hope. Ma se proprio vogliono essere geniali, imparino a impregnare d’umorismo ogni loro azione, divertendosi a sorprendere gli interlocutori con l’inventiva tipica del segno dei Gemelli, come se fossero sempre su un palcoscenico: e allora trionferanno indimenticabilmente.
Qualità di Mebahel e ostacoli dall'energia "avversaria"
Le qualità sviluppate da Mebahel sono sono onestà, giustizia, verità del cuore, trasparenza; leggerezza, senso artistico, senso dell'humour. Dona protezione e liberazione di prigionieri, liberazione da ogni forma di oppressione, intesa non solo in senso fisico, poiché la sua influenza si estende anche ai vincoli che spesso tengono prigioniero lo spirito di un individuo: l'aiuto di questo Angelo può sciogliere la tensione dovuta a complessi, ossessioni e manie. L’Angelo dell’Abisso a lui contrario si chiama Tamiel e rappresenta l'ingiustizia e la prigionia. Causa confusione mentale, ossessioni di tipo depressivo, aggressive o autoesioniste. Domina negativamente i processi, causa bugie, instabilità, inganno, corruzione, falsa testimonianza.


                                                 Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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