| L'imprenditore Roul Gardini |
Sibaldi osserva che Haqamah, in ebraico, significa «fondazione di un grande edificio»; dunque gli antichi vedevano in questo Cherubino la forza che pone le fondamenta di costruzioni ambiziose. E così prosegue: per intenderlo ancor meglio, occorre riflettere su ciò che l’edilizia monumentale rappresentava ai tempi delle piramidi: un’immensa fatica di molti, lavoro forzato ed estrema tensione degli architetti, che dovevano trasformare tonnellate di pietra in un’opera d’arte. Concorda con questa immagine la strana idea dell’Haqamiyah Pietro I di far costruire un’intera metropoli, Pietroburgo, in un luogo occupato fino ad allora solo da paludi. In quella città, lo zar Pietro vedeva davvero se stesso, il proprio sforzo per domare e disciplinare la Russia intera e trasformarla da regno medievale in uno stato moderno, vincendo la resistenza di tutte le sue classi sociali – opprimendole anche, pur di raggiungere il suo scopo. E anche questo suo intento gigantesco era perfettamente haqamiano. Cent’anni dopo la tecnologia fornì un altro simbolo eloquentissimo del Nome di quest’Angelo: la macchina a vapore, che l’Haqamiyah Stephenson realizzò nel 1814. Anche lì un’energia venne forzata, concentrata, compressa all’interno della caldaia fino a raggiungere una tremenda pressione: e mise in moto le ruote segnando l’inizio di un’epoca nuova, come spesso avviene con le invenzioni in cui si riflette ciò che l’inventore ha intuito, consapevolmente o no, del proprio destino angelico. Nella vita di tutti gli Haqamiyah la compressione, le circostanze opprimenti, sono infatti elementi tanto inevitabili, quanto (se sanno usarli) preziosi: proprio perché permettono alle loro vaste energie di concentrarsi, di precisarsi e di divenire straordinariamente efficaci. La compressione può venire esercitata, più o meno tremendamente, dalla famiglia, dall’ambiente in cui vivono o magari da un’intera società refrattaria e ostile a ciò che hanno da dire di nuovo. Ma è compito degli Haqamiyah reagire interiorizzando la compressione stessa, imponendosi una disciplina e una concentrazione estrema, e trovando quella giusta valvola di sfogo attraverso la quale imprimere una spinta proprio alle circostanze che li opprimono dall’esterno, e in tal modo metterle in moto e cambiarle. (...)
L’abilità che si richiede agli Haqamiyah è essenzialmente quella di sapersi scegliere i propri oppressori. La realtà circostante ne offrirà loro in abbondanza: sta a loro non accontentarsi dei primi che capitano e trovarsene qualcuno più degno e clamoroso, che stimoli la loro autocompressione ad aumentare in proporzione. Ne verranno lunghe ma entusiasmanti fatiche, e grandi cose. Evitino dunque di abbracciare le professioni tranquille, che consistono di procedure fisse: generano un’oppressione troppo lieve, e un Haqamiyah operaio, notaio o bancario non saprebbe assolutamente come impiegare la propria energia e si sentirebbe disperatamente fuori luogo. Vanno scartate, per lo stesso motivo, anche quelle che impongono una ragionevole subordinazione a personalità altrui: segretario, traduttore, assistente e via dicendo; troppo facile! Quale che sia la percentuale di rischio, sarà invece opportuno puntare su attività che richiedano decisioni, progetti, idee coraggiose, costanza e, naturalmente, un altissimo grado di responsabilità personale, e dunque una tensione tale da obbligare periodicamente gli Haqamiyah a far appello a tutte le proprie risorse. Quanto al settore da preferire, la scelta può essere vastissima: il talento haqamiano è onnivoro; e potranno anche cedere alla tentazione, tipica del segno dei Gemelli, di trovarsi più di un lavoro, oppure un lavoro completamente diverso ogni volta – purché garantisca loro uno stress ai limiti del sopportabile. Infinitamente più insopportabile si rivelerebbe per loro il non aver osato, il non aver creduto in se stessi e nelle proprie capacità di resistenza. La modestia e la pavidità non fanno che incattivirli e avvelenarli.
L'esito della pavidità, dunque, per gli Hekamiah sarà sempre infelice: o aggressività verso gli altri, o verso se stessi, o entrambi: l'effetto sarà sempre depressivo. Se sono troppo nobili per dare ad altri la colpa delle proprie esitazioni, se la prendono ferocemente con se stessi; in altre parole volgono la loro potente energia contro se stessa, e l'autocompressione produce allora malattie: cominciano a spianare, scavare, abbattere il loro stesso corpo o la mente, come se quelli fossero divenuti l’ostacolo di cui l’anima vuole liberarsi, cadendo in grave pericolo (vedi gli Haqamiyah Robert Schumann, Judy Garland, Raul Gardini). Ma la soluzione è sempre nelle loro mani: essi devono solo sapere, e tenere bene a mente con assoluta certezza, che qualsiasi circostanza, esteriore o interiore, intralci il loro cammino, essi ne possono fare un dispositivo per aumentare lo slancio e precisarne la direzione. Non per niente, questo dice il geroglifico del loro angelo: il mio spirito domina ciò che lo ostacola. Prima regola, tenere a mente che il loro compito è legato a quanto possono fare per la propria famiglia e il mondo; il dovere di amarsi è anche verso di loro.
Le qualità sviluppate da Hekamiah sono franchezza, coraggio, spiccato senso dell'onore e del dovere; carattere forte, capace di consigliare e di farsi ascoltare; intuizione e saggezza, conciliazione, spirito di servizio, fedeltà alla propria parola, amore universale. Concede trionfo sul nemico, sui traditori, sugli oppressori e piena riuscita in virtù di un comportamento improntato a onestà e rettitudine.
Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi
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