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| L'irriverente Beatles Paul McCartney |
Sibaldi introduce così il suo quadro su Caliel: "gli inventori di Superman conoscevano l’angelologia? Tutto farebbe supporre di sì. La prima strip apparve sul periodico Action Comics proprio nel giugno del 1943, e il vero nome del supereroe è, guarda caso, Calel (precisamente: Kal-El). Non può essere una coincidenza, tanto più che le caratteristiche fondamentali dei Kaliy’el corrispondono appieno a quelle di Calel-Superman". Questo angelo sarebbe dunque il diretto ispiratore, e non casualmente, del personaggio di Superman - il che già dice molto sulle sue caratteristiche.
In effetti il bimbo Kal-EL, catapultato fortunosamente dal padre Jor-El sulla Terra dal remoto (e perduto) pianeta Krypton, troverà qui un destino da angelo custode dei perseguitati da ingiustizie e violenze.
E appunto Sibaldi argomenta che, proprio come il giovane supereroe, anche i Kaliy’el si sentono, fin da adolescenti, individui assolutamente speciali e anche indiscutibilmente superiori: veri e propri ET. Ma non si sognano di vantarsene: il loro animo è fondamentalmente gentile, dolce, addirittura mite, così come Calel (futuro Nembo-Kid / Superman) quando veste i panni del timido Clark Kent. Inoltre, come Calel-Superman-Kent, anche i nati sotto questo angelo sono molto generosi: nulla dà loro tanto piacere quanto l’aiutare altri in difficoltà. Hanno anche un irreprimibile senso di giustizia: una gran voglia di sfidare le persone malvage o false, e anche una loro personale esigenza di candore. Qualsiasi loro atto o pensiero che contrasti con la loro coscienza li manda in crisi fino ad annientarli; per questo imparano presto a schivarne il rischio - esattamente come fa Superman con la kryptonite verde.
Perfino il gesto con cui Kent si strappa la camicia prima di decollare è caratteristico dei Kaliy’el. o meglio del loro bisogno di liberatori atti improvvisi: la prevedibilità li opprime, il lavoro dipendente li intossica, i ruoli, anche quelli famigliari (figli, coniugi eccetera), possono immobilizzarli soltanto temporaneamente. Devono davvero spiccare il volo ogni tanto, in tutti i settori della loro vita. Non è raro perciò che abbiano diversificati interessi e perfino che accumulino numerose professioni, oppure che ne scelgano una in cui, oltre a poter intervenire a favore di altri, possano dar prova della loro esuberante versatilità, della loro capacità di reinventarsi ogni giorno le proprie mansioni. Medici e psicologi di pronto intervento, infermieri in situazioni di emergenza, avvocati audaci, spericolati tutori dell’ordine o intellettuali sulle barricate sono ipotesi di lavoro ineressanti e ragionevoli per questi Supermen. Ottima per loro è anche la via della creatività, purché abbastanza rivoluzionaria da far apparire antiquato l'esistente e da produrre essa stessa situazioni di emergenza estetica: con la stessa disinvoltura con cui riescono a salvare qualcuno da momenti difficili, i Kaliy’el sanno infatti creare anche occasioni di shock, di rottura, quando lo ritengono necessario. Fu così per i Kaliy’el Igor’ Stravinskij, Paul McCartney e Dean Martin, la cui arte esprimeva un’esuberanza talmente ironica, sorniona e felice di sé, da suscitare in chiunque il dubbio di aver finora osato troppo poco nella propria vita. In filosofia lo vediamo nel Kaliy’el Jean-Paul Sartre, che nel suo esistenzialismo insisteva sull’«assoluta libertà di scelta» di cui ognuno deve saper disporre, e sul dovere di impegnarsi attivamente per la giustizia sociale; finché, quando nel 1964 gli venne assegnato il premio Nobel, lo rifiutò scioccando l’Accademia di Stoccolma per il gusto ribelle di rammentare al mondo che, quando tutti ritengono importante venire ingabbiati in qualche ruolo, è utile far sospettare che non lo sia poi tanto. Brillanti e originali, persuasivi, combattivi e al tempo stesso affascinanti e giocosi, quando si danno obiettivi precisi i Kaliy’el non faticano a raggiungere il successo. Semmai corrono il rischio, sul piano professionale, di dimenticare i loro ideali di altruismo e giustizia. Questo significa, nel loro caso, tradire la loro propria natura con pessime conseguenze: anticonformismo, senso di superiorità e candore possono sommarsi in modo distruttivo, dando luogo ad avventurieri inconcludenti, per i quali più nulla "vale pena", perfino cinici più o meno scandalosi che finiscono per annoiare se stessi e poi gli altri. E' la situazione (tipica del prevalere dell' "energia avversaria") per cui i tratti tipici di un angelo (in questo caso kalieliani) si capovolgono diametralmente: i potenti Caliel si trasformano in personalità psichicamente instabili, sempre in situazioni di emergenza, che invece di dare aiuto devono chiederne ma, ahimé, continuano a sentirsi troppo esclusivi per saperlo accettare. Di questo i Kaliy’el sono in genere consapevoli: li sfiora cioè, almeno di tanto in tanto, il dubbio che il loro modo di vivere possa andare troppo sopra le righe. I più accorti si tutelano per tempo e nel modo più naturale: seguendo semplicemente l’impulso del loro cuore, che fa loro desiderare come compagno di vita una persona posata, pratica, razionale, che compensi e all’occorrenza tenga anche un po’ a freno la loro irrequietezza. Non troppo però - non lo sopporterebbero. Ma quanto basta per sapere di poter contare su un campo d’atterraggio sicuro, quando tornano a terra. I meno furbi, invece, possono considerare questa loro esigenza come un segnale di debolezza, fino a imporsi di evitare coinvolgimenti sentimentali duraturi, o sceglierne di abbastanza deludenti da potersene slegare più in fretta e facilmente. Ma è bene che si ricredano, al riguardo: in realtà, per i Kaliy’el, solitudine affettiva e sensazione di non essersi ancora realizzati sono l’una la condizione dell’altra: le si può risolvere e superare soltanto contemporaneamente. Anche Superman- Kent, che appunto non ha fidanzate ed è afflitto da una scissione della personalità, forse diventerebbe un ancor più meraviglioso Super Calel, senza più cammuffamenti, se finalmente decidesse di unirsi alla bella Lois Lane, sua eterna innamorata.
Caliel dona rettitudine e imparzialità di fronte alla vita. Le qualità che sviluppa sono integrità, clemenza, riflessione, onestà, capacità di giudicare con discernimento e generosità, capacità di restare in silenzio.
Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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