martedì 28 giugno 2016

Scopri che angelo sei: i nati tra il 2 e il 6 Luglio



Dali Lama

Sibaldi relaziona l'influenza di questo angelo alla scelta del 4 luglio come data per la festa dell’Indipendenza americana; un'ipotesi molto possibile, considerato che l’esoterismo era all'epoca molto diffuso tra gli intellettuali negli Stati Uniti. E Nelka’el è in effetti l’Angelo dei liberatori, o di chi attende di essere liberato da una qualche costrizione. Tra i suoi protetti ci sono Garibaldi, l’attuale Dalai Lama e Jaruzelski, che negli anni Ottanta, dopo esser stato strumento del potere sovietico in Polonia, guidò il Paese verso la democrazia. (...) Ne tenga conto ogni nato di questo Angelo Trono: quali che siano le condizioni in cui si troverà a vivere, la sua riuscita personale e il senso stesso della sua esistenza dipenderanno pressoché totalmente dal coraggio con cui saprà scorgere intorno a sé una tirannia alla quale opporsi. In una lotta di liberazione emergeranno sempre le sue doti più autentiche e preziose, sia che si tratti di battersi in politica, o contro chi nella vita d’ogni giorno voglia plagiare qualcun altro, o magari anche contro ossessioni, manie, assuefazioni, nel difficile silenzio della propria mente. E viceversa: non vi saranno, per i Nelka’el, lunghi periodi sereni o situazioni privilegiate in cui non cominci a serpeggiare nel loro animo una sensazione di inutilità, di vuoto, e in cui ben presto non si impadronisca di loro una crescente angoscia – la quale offrirà quell’occasione di lotta che il destino sembrava voler loro risparmiare. E qui attenzione- perché sempre le qualità dell'Angelo, se non coltivate, si possono manifestare nel loro esatto contrario: sotto ispirazione, appunto, del suo doppio negativo, il cosiddetto Angelo contrario o dell'abisso. Sibaldi sottolinea così i rischi per i Nelkhael: è assai probabile che questa angoscia assuma forme proiettive: che cioè i Nelka’el siano portati, poniamo, a rendere invivibile una loro relazione sentimentale o un loro rapporto di lavoro, unicamente per poter soffrire abbastanza da risvegliare in sè stessi lo slancio del liberatore. È possibile che in tal modo diventino essi stessi oppressori, manipolatori di chi vive accanto a loro, e risultino perciò individui insopportabili, prima agli altri, e poi anche a se stessi... E infine i rimedi: meglio dunque che provvedano per tempo, e sviluppino quel che occorre per non imprigionarsi da sé: una vigile coscienza morale, un solido repertorio di ideali, un temperamento adeguatamente altruista, nonché autorevolezza, spirito polemico, fascino, ironia e tutto il rimanente armamentario del buon combattente per la libertà. Da evitare per loro, in genere, il lavoro dipendente: troppo alto è il rischio che i superiori siano vissuti come despoti, o i sottoposti una masnada di parassiti. Nelle ordinarie vicende della carriera sarebbero inclini a scorgere macchinazioni di colleghi; nella busta paga, la prova evidente di qualche condizione di sfruttamento. In un lavoro autonomo, almeno, non potrebbero prendersela che con se stessi. Perfetta una professione che richieda capacità d’attacco e difesa: come l’avvocato o l’investigatore; o una qualsiasi attività di ricercatore, sempre in guerra per assediare microbi e conquistare sovvenzioni; l’allenatore di arti marziali o meglio ancora il giornalista d’assalto o il politico (vedi in Italia M. Santoro e Veltroni), giacché sentirsi protagonisti nelle battaglie li nutre, li placa, anche se non per molto. Prima o poi, qualunque sia il successo che riescono a raggiungere, li riafferra un senso di insoddisfazione, un cattivo umore che si manifesta, in molti di loro, in una caratteristica espressione imbronciata o vaga, o si vela dietro un sorriso finto. Soffrono profondamente quando sono così, combattono, nel chiuso del loro cuore, contro stati d’ansia che nessuna terapia riesce a debellare – e che infatti non richiederebbero affatto terapie, ma soltanto una liberazione più vasta, più alta, d’ordine non sociale o psicologico, ma spirituale. In effetti la visione dal punto di vista angelico non è la stessa della psicanalisi: tanto più l'angelo della persona è caratterizzato da una spinta all'elevazione, tanto più nella vita terrena i loro protetti possono sentirsi costretti e insoddisfatti senza venire a capo della matassa. Per questo vi è nei Nelka’el (e questo è il loro principale segreto, benché spesso si rifiutino di ammetterlo) una profonda aspirazione mistica ad estendere i territori della propria anima. Solo se se ne accorgono – proprio come avvenne a Herman Hesse – riescono finalmente a trovare l’equilibrio, l’armonia e anche il vero significato di tutte le loro battaglie terrene, piccole o grandi: conseguenze e rifrazioni, tutte quante, di quella loro brama di assoluto. Riuscirebbero anche a vincerle più facilmente, allora. Non per nulla Garibaldi era stato, oltre che generale, anche capo di importanti logge massoniche, riformatore di rituali, profondo conoscitore dei testi dell’Ordine; e da tutto ciò trasse quello slancio inesauribile che gli permise di battersi per la libertà su scala intercontinentale". Non per niente nel geroglifico di questo Angelo c'è chiaro il messaggio: "le mie azioni sono grandi quando mi oppongo ai tiranni". Ma i suoi protetti sono avvisati: l'azione sul piano materiale deve attingere forza alla sua vera fonte, cioè al piano spirituale.
Nelchael dona carattere forte e sereno, interesse per tutto, fascino del sapere, espressione armoniosa, amore per l'insegnamento, per la bellezza, l'arte, la poesia, la letteratura ed ogni tipo di studio, attitudine per la matematica e la geometria. Potere contro la calunnia e la diffamazione.



                                                Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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