martedì 18 ottobre 2016

Scopri che angelo sei: i nati tra il 24 e il 28 Ottobre

Erasmo da Rotterdam

Sibaldi vede, nella radice del Nome waw-waw-lamed, il significato: un limite dopo l’altro, io salgo. La lettera waw, come geroglifico del limite e del nodo, comprende una valenza ostile che si concretizza negli inganni e negli ostacoli, non per niente viene usata in famose formule come il waw-waw-waw: un incantesimo che evoca e materializza una rete avvolgente, accalappiante. Formula che (dato che waw è l’antico modo ebraico di scrivere il 6), corrisponde al famigerato numero della Bestia. Ma perfino nella waw si può scorgere un lato luminoso: un nodo, quando lo vedi, puoi scioglierlo; e un limite è fatto apposta per essere superato, se hai il coraggio di individuarlo. Compito dei Wewuliyah è appunto scorgere e affrontare nodi e limiti, e aprirsi (e aprire agli altri) vie di crescita tanto faticose quanto entusiasmanti. Si adatta a ognuno di loro quel motto prediletto del Wewuliyah Pablo Picasso: «Mi ci sono voluti vent’anni per dimenticare tutto quello che mi avevano insegnato, e per cominciare a dipingere sul serio». Di altri esempi ce n’è in abbondanza: come la scultrice Niki de Saint Phalle, che dopo una lunga lotta contro i suoi incubi produsse alcune tra le opere d’arte più radiose e gioiose del XX secolo; Francis Bacon, che nei suoi dipinti sembra voler fare emergere fantasmi di waw, per dominarli e sconfiggerli; Paganini, con le sue sfide ora ironiche ora rabbiose contro i limiti dell’eseguibilità musicale; Danton, la cui doppia waw fu la monarchia da abbattere prima, e le ghigliottine della rivoluzione poi; Erasmo da Rotterdam, che si batteva invece contro i dogmi e i vizi della Chiesa. O celebrità che hanno esordito impersonando proprio il tipo del giovane sfavorito dalle waw della sorte – da Eros Ramazzotti a Benigni. Oppure capitani d’industria abilissimi nel superare la concorrenza, come il massimo esperto mondiale del www, Bill Gates. I Wewuliyah che oggi si trovano alle prese, nella loro carriera, con qualsiasi genere di nodo, difficoltà o avversario soverchiante, sappiano dunque che si tratta, per loro, solo di una necessaria fase iniziale - o di una sorta di impasse karmica, potremmo dire: una specie di «guardiano della soglia» incaricato di bloccare loro il passo, non per dissuaderli o perché ridimensionino le proprie ambizioni, ma perché accumulino propulsione sufficiente a percorrere la via di vittorie che possono ottenere. Li lascerà partire di scatto al momento giusto, se perseverano – salvo poi fermarli di nuovo un po’ più su, quando occorrerà prepararli a ulteriori accelerazioni. I Wewuliyah che si mettono all’opera potranno incorrere in rischi insiti nel loro carattere: è possibile che il successo gli dia alla testa, e susciti in loro, da un lato, un senso di onnipotenza, di invulnerabilità, e dall’altro un costante bisogno di quell’eccitazione che solo le sfide possono dare – con conseguenti cadute d’umore vertiginose durante le indispensabili pause. Allora possono anche diventare pericolosi sia per sé, sia per gli altri: quando per esempio cominciano a cercare sollievo nelle emozioni della velocità o di passatempi rischiosi, oppure negli psicofarmaci o in altri abusi. La loro propensione ad avere sempre una waw (cioè ostacoli) con cui misurarsi li porta anche a crearsi complicazioni nella vita affettiva, o a ingigantirne i problemi, come per il gusto di esasperare il partner: entrano in scena qui certi loro difetti caratteristici, come la suscettibilità, l’impulsività, l’autoritarismo, le tendenze manipolatorie, e anche una certa speciale, capricciosa crudeltà. Ma va da sé che i Wewuliyah non dovrebbero tollerare in se stessi simile robaccia: è solamente un colaticcio di vecchie insicurezze e frustrazioni, e d’un banale narcisismo indegno di loro. Più interessanti sono altri due rischi, di carattere operativo, che i Wewuliyah faranno bene a tener presente fin da giovanissimi:
1. da un lato, quella che potremmo chiamare la loro waw interiore: la tentazione seminconscia di accontentarsi troppo presto di qualche risultato o progetto. È necessario che si imprimano bene in mente il seguente criterio illimitato: gli obiettivi che riescono a porsi razionalmente sono solo una piccola parte di quelli che possono davvero raggiungere. L’intuizione dei Wewuliyah è sempre più grande del previsto, e devono imparare a riconoscere i segnali con cui tale loro facoltà li esorta a guardare sempre oltre, ad maiora: brevi moti dell’animo (insofferenze improvvise), idee che balenano rapide (vanno colte al volo!), incontri fortuiti o frasi udite passando, che richiamano stranamente la loro attenzione, e anche coincidenze. È il linguaggio sottile della genialità: diventa il loro alleato e maestro più prezioso quando scoprono di essere nati apposta per intenderlo.
2. dall’altro, un rischio "strategico": i Wewuliyah appartengono a quel genere di persone nelle quali (ne siano consapevoli o no) la crescita professionale si accompagna a un’evoluzione morale e spirituale: quanto più aumenta la loro fiducia in se stessi, tanto più soffocante diviene per loro l’idea di lavorare solo per il proprio benessere. Hanno un sincero bisogno di generosità, di sentirsi utili ad altri, a molti altri: non lo sottovalutino! È anche questo un loro segreto del mestiere: qualunque sia il loro lavoro, sappiano che ben presto i profitti, la grinta e perfino i colpi di fortuna potranno aumentare solo se sapranno condividerli, e includere tra i propri obiettivi principali anche il bene della società in cui vivono. L’idealismo dà forza ai Wewuliyah in carriera; l’egoismo può diventare invece un veleno psichico, che mina alle basi la loro forza di volontà, li svuota e toglie senso a tutto. Pessima, poi, sarebbe la tentazione (non improbabile, nei momenti in cui vien loro voglia esagerare) di mettere da parte il senso di giustizia e di combinare mascalzonate: non sono tagliati per queste cose, il loro istinto si ribellerà facedno fallire questi tentativi, li boicotterà piantandoli in asso sul più bello. Attenzione poi alla tentazione di puntare al ribasso: i Wewuliyah che per viltà o qualsiasi altra ragione non osano mettersi alla prova, e per esempio cercano riparo dal proprio destino nelle dipendenze, o in qualche lavoro impiegatizio, possono subire frustrazioni fino a diventare insopportabili. Facilmente verranno colpiti da un senso di fallimento che li opprime e li consuma, e irradia da loro come un’aura greve; malevoli e sprezzanti, nella vita cercano solo conferme alla loro convinzione che nulla importa, nessuno conta e ogni parola è falsa, o lo sarà tra poco.
Se vi riconoscete in questa descrizione ricordatevi che è nelle vostre facoltà scrollarvi di dosso tutto questo inutile peso: smettete di dar retta alle trappole disfattiste che tende la vostra mente e iniziate ad affidarvi al vostro angelo; vi aiuterà a cercare in voi, con determinazione e fiducia, le forze per liberarvi. Ricordando anche che, se è vero che la costellazione del vostro angelo subisce la severità dell'Arcangelo Camael, è anche vero che la sua intrinseca energia è gioviana e inoltre il suo Coro è guidato da Raffaele, l'Arcangelo che può donare guarigione totale e definitiva: quasi il dono di una rinascita.
Le qualità sviluppate da Veuliah sono generosità, entusiasmo, benevolenza, simpatia, gentilezza; dona liberazione dalle contrarietà e dai propri nemici, capacità di liberarsi da qualsiasi tipo di schiavitù, sia fisica, morale o psicologica: Concede talento nelle arti marziali, successo nella carriera militare e nelle attività pericolose


                                        Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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