martedì 4 ottobre 2016

Scopri che angelo sei: i nati tra il 9 e il 13 Ottobre

La scoperta dei sogni come illusione

Dice Sibaldi che nel Nome di Yeyaze’el, la yod (che è il geroglifico dell’attenzione estroversa, del dito che indica, della visibilità, del manifestarsi concreto e durevole) è addirittura raddoppiata e seguita da una Z, il geroglifico del mirare dritto a un obiettivo: il Nome raffigura dunque un insopprimibile desiderio di creare (o di crearsi), di far apparire (o di apparire), e una magnifica determinazione nel seguire il proprio talento. Suggerisce dunque di pensare proprio all'energia di questo angelo, tutte le volte che si desidera compiere  qualcosa di bello, che piaccia a moltissimi, per chiedergli il coraggio (la Z), senza cui la creatività rischia di disperdersi, di ripiegarsi su se stessa. E in effetti il significato nascosto nella radice yod-yod-zain è: molti, troppi sono gli scopi a cui miro.
Sibaldi fa dunque l'esempio di Don Chisciotte, in cui lo Yeyaze’el Miguel De Cervantes raffigurò pressoché tutte le caratteristiche i questo angelo: la grande energia, gli ancor più grandi ideali, e al tempo stesso lo smarrimento, il segreto timore di tanta grandezza interiore: un timore in cui matura l’ancor più segreta voglia di non riuscire, l’attrazione per ogni sorta di ostacoli e nemici che blocchino la via, e la ricerca di lacci anche interiori, di debolezze personali da ingigantire, perché l’impulso a trasformare gli ideali in azioni ne venga smorzato il più a lungo possibile. Non per niente Don Chisciotte è sulla cinquantina(cioè già vecchio, per l'epoca), quando finalmente decide di diventare un cavaliere errante. Lo tengano presente i suoi fratelli d’Angelo: non rimandino troppo di contare sulle considerevoli doti di cui certamente dispongono. E sappiano che, quando finalmente decidono, devono ancora fare i conti con i pericoli generati dal timore di sé: la propensione – in alcuni quasi irresistibile – a legarsi appassionatamente a persone sbagliate, come a Dulcinee insensate. E l’ansia, sempre controproduttiva, di ricevere l’approvazione di molti, e al tempo stesso il suo contrario, disastroso anch’esso: la sensazione di essere individui eccezionali e appunto perciò tali da dover risultare incomprensibili ai più. Può derivarne l’incapacità, da un lato, di riposarsi e, dall’altro, di ascoltare consigli. E' per questa via che finiscono con il battersi contro mulini a vento da cui restano sconfitti, e di sconfitta in sconfitta approdano a una cupa rassegnazione, in cui ricapitolano gli errori commessi per dedurne soltanto che il mondo non è un buon posto per realizzare i sogni. Cosa in un certo senso vera, per tutti gli Yeyaze’el, se per "mondo" si intendono le possibilità che possono offrire loro le professioni banali e consuete, dove non c’è spazio per la loro meravigliosa personalità. Devono puntare altrove: a essere dei Cervantes, invece che dei Chisciotte! Devono guardare a professioni in cui usare il più liberamente e audacemente possibile la loro creatività. La loro mente ha percorsi troppo vasti ed elaborati perché riesca a esprimersi, o comunque a trovare una collocazione, entro le strutture già esistenti; deve produrne di nuove: i loro campi sono l’arte e la scienza, se si tratta di ricerca d’avanguardia o di rivoluzionarie invenzioni. E lì anche gli aspetti più eccessivi del loro carattere possono servire da ottimo materiale di costruzione: la troppo stretta coesione di ragione e sentimento (una rovina per Chisciotte), in arte si rivela invece il più delle volte una benedizione, la condizione stessa dell’intensità dell’immaginazione. Ne sapevano qualcosa gli Yeyaze’el Antoine Watteau, Giuseppe Verdi, Montale e Pavarotti. Meglio che non puntino a esistenze regolari, né alle forme di felicità di cui la maggioranza si accontenta, perché in realtà non è quello che vogliono davvero: la prudenza, la modestia e la ragionevolezza, l’amore, l’amicizia nella media non rispecchiano le loro esigenze. Ciò che per altri è un pregio o buona educazione, per loro è un limite. Ciò che è normale per i più (un po’ di razionale egoismo, un po’ di tranquilla routine, un po’ di conflitti tradizionali con genitori, coniugi e figli) è per loro un nemico fatale. Viceversa, quel che ad altri può apparire un difetto diviene, per gli Yeyaze’el che hanno fiducia nel loro talento, una condizione operativa: il ritenersi fuori norma, incommensurabili, per esempio, dà loro la forza di osare; il non accettare consigli è solo riflesso della loro autonomia e della loro originalità creativa (che ne sarebbe stato di Verdi, o magari dello Yeyaze’el Harold Pinter, se avessero dato retta a qualche cauto contemporaneo più anziano?). Perfino la mancanza di equilibrio, l’incapacità degli Yeyaze’el di affrontare razionalmente i loro problemi privati, diviene ragione e alimento della loro arte, nella quale tutto ciò che nella loro esperienza personale è irrisolto viene trasformato in storie e forme in cui tanti altri possano riconoscersi. Quanto poi ai mulini a vento, non c’è davvero artista né scienziato che non ne abbia bisogno, nell’affrontare la fatica di un’opera: chi si accontenta di avversari più concreti sceglie più vantaggiosamente la politica, o la morale, per dar forma alle proprie idee. Certo.. accettare una vocazione artistica o scientifica non è mai facile: ma la solitudine che richiede, la concentrazione, il continuo altalenare tra speranza di valere qualcosa e timore di non valere abbastanza, o il dubbio di star solo sognando: sono fatti comunque presenti nelle vite degli Yeyaze’el.. tanto vale farci i conti con obiettivi precisi. E se proprio rinunceranno ad essere artisti, avranno sempre un porto sicuro nell’insegnamento, preziosa attività con cui gli Yeyaze’el più incerti o modesti potranno utilizzare le loro doti per incoraggiare i giovani ad affrontare le belle carriere in cui loro hanno scelto di non brillare.
Le qualità sviluppate da Yeyazel sono purificazione, ragione, allegria, buona comunicazione, amore per la lettura; gioia di scrivere e di creare, capacità di ringraziare, riconoscenza e ottimismo. Yeyazel dona consolazione, amore, liberazione dalle avversità; carattere amabile e leale, fine ironia; sincerità. Concede vita interessante e piena; felice esito in campo editoriale e artistico, e in tutti gli ambiti legati alla comunicazione e all'immaginazione. Ancora, questo Angelo concede liberazione dalle accuse ingiuste e dalle prigionie, siano essere fisiche o mentali.



                                         Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi

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