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| Lo scrittore italiano Alessandro Manzoni |
Si tratta di un angelo decisamente fantasioso e creativo; doni che potranno anche causare qualche problema ai suoi protetti. La
creatività infatti è benefica in coloro che avvertano un forte bisogno di esplorare ciò che la loro ragione non comprende ancora, e che la loro coscienza non può ammettere di conoscere già: è inoltre un talento che si alimenta dell’approvazione altrui; il creativo, quale che sia il suo campo, è avido di attenzione, di pareri, di applausi. Ma chi è nato negli Angeli dei Re è ben oltre tutto ciò. Qualunque sia il livello delle sue conoscenze, lo Yabamiyah dispone di una sapienza che rischiara già ogni grado del suo orizzonte: si rende conto di vedere (d’improvviso, e a colpo sicuro) altrettanto bene in se stesso e negli altri, anche in ciò che gli altri credono di nascondere, o magari in ciò che non osano sperare. E questo gli dà una supremazia, regale davvero, che rende del tutto indifferente ai suoi occhi il fatto di venir approvato o meno; è lui, semmai, a dover decidere che cosa negli altri sia meritevole di approvazione o di biasimo: e gli Yabamiyah – proprio come gli Haziy’el e i Phuwiy’el – sono infatti nati apposta per criticare il mondo che li circonda, e non per farsene criticare". Ma ecco che "la creatività può rischiare seriamente di distrarli dal loro vero compito. Se la applicano all’arte, permetterà loro di produrre opere valide solo quando è sostenuta da una profondissima cultura (come fu per gli Yabamiyah
Alessandro Manzoni o Maurice Ravel)". Negli altri casi, invece, i risultati potranno risultare sforzati o manierati, non alimentati da autentici contenuti. Allo stesso modo risultano spesso confusione e incertezza se essi provano ad applicare la creatività nelle loro scelte di vita. "Tipico degli Angeli dei Re è l’orizzonte perfettamente sgombro, senza illusioni né zone d’ombra, e dunque senza passioni, ambizioni, sfide. Ciò accresce enormemente la loro lucidità e il loro
realismo, ma impedisce appunto alla creatività di trovare una direzione netta, in cui concentrarsi e agire. Il rischio, allora, è che tutto possa diventare, per loro, occasione di sperimentazione creativa: e che
tutte le professioni e tutti i passatempi li attraggano – contemporaneamente – tanto quanto i colori attraggono un pittore, o i progetti un architetto". Può dunque succedere che, trovando tutto tanto invitante, gli Yabamiyah si ritrovino per lungo tempo confusi, paralizzati in ogni direzione dall’azione di forze uguali e contrarie. "È opportuno, perciò, che essi orientino le loro tendenze creative in un senso molto più vantaggioso, sia per loro stessi sia per gli altri. Il loro
amore per la bellezza può placarsi in una dedizione alle opere o ai talenti altrui: gli Yabamiyah portati per la letteratura possono cioè diventare ottimi traduttori; quelli portati per la pittura geniali galleristi, critici o storici dell’arte; quelli portati per la musica perfetti organizzatori di concerti; quelli portati per il teatro o per il cinema magistrali registi, che da dietro le quinte guidino gli attori a dare il meglio di sé". In altre parole delle posizioni riparate che rispondano alla discrezione tipica della loro personalità, che all’impatto con il pubblico preferisce il raccoglimento, anche la solitudine, con grandi riserve di tempo libero tutto per loro, "con pochi, pochissimi amici ammessi a fare sporadica compagnia. Se invece l’amore per il bello non li ha ancora presi o momentamente non li prende più, e la loro creatività assume più avventurosamente le forme d’un desiderio di ciò che è nuovo, il modo migliore per trarne vantaggio sarà scegliere una professione legata ai viaggi. Si contano infatti tra essi grandi esploratori, antichi e moderni". Riguardo all’amore gli Yabamiyah non solo sono indecisi (talvolta anche nell'identità sessuale), "ma anche quando sembrano aver preso finalmente una decisione, hanno sempre l’aria di chi ogni giorno ci voglia ripensare. I loro compagni non notano in loro i segni distintivi della passionalità, o perlomeno non hanno mai l’impressione che l’amore – anche soltanto di quando in quando – possa contare per loro più di qualche altra cosa. Ed è vero: per gli Yabamiyah non c’è nulla che conti più di qualcos’altro, e il tutto – l’orizzonte, appunto – è per loro sempre più importante di ogni sua singola parte. Ciò può determinare nella loro vita sentimentale lunghi periodi di solitudine, o di incertezza e confusione, ed è difficile dire che cosa sia più insoddisfacente. Molto meglio che si facciano forza e tentino, nonostante tutto, di impegnarsi costruttivamente in una relazione sola; troppo grande è infatti per loro il rischio di disgregazione della personalità: di assumere cioè (per eccesso di creatività, di nuovo) tanti volti diversi quanti sono i loro legami, e di non sapere proprio più chi e dove sono davvero".
E' dunque qui che la "visione profonda" corre in aiuto come uno dei più preziosi doni di Jabamiah: non per niente il geroglifico del suo Nome rivela il significato "Io considero le cose nel loro insieme".
Le qualità sviluppate da Jabamiah sono
trascendenza, lungimiranza, capacità di purificazione, agire corretto, miglioramento costante.
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