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| L'intellettuale e regista Pierpaolo Pasolini |
Sono angei animati da un congenito desiderio di essere
utili alla crescita personale del loro prossimo, il che li spinge a dirigere la loro speciale percezione soprattutto verso le doti e le aspirazioni che abbiamo perduto, e addirittura dimenticato, per aiutarci a riconoscerle e a ritrovarle. La vita di solito li istruisce abbondantemente al riguardo, attraverso esperienze sgradevoli. Infatti il tentativo di sfuggire al loro compito, oppure il farsene assorbire troppo, sono entrambi fonti di rischi. Il primo per l'alienazione che produce in loro, il secondo perché la loro sollecitudine per gli altri può spingerli a mettere se stessi in secondo piano, consentendo a volte che qualcuno ne approfitti, li strumentalizzi, li "vampirizzi": e quando in seguito se ne rendono conto, devono compiere notevoli sforzi per ritrovare la propria via e la fiducia in se stessi. È allora che imparano come si fa (...). Appena cominciano a riscuotersi, crollano legami di dipendenza che fino a poco prima sembravano averli imprigionati per sempre, spariscono problemi psicosomatici che esprimevano l’infelicità del loro io troppo sottomesso. Il momento della rinascita coincide dunque con una "restituzione" a se stessi, sia che si sia riusciti a sciogliere i lacci di una relazione soffocante, o di un rapporto di lavoro deprimente, o dell'adesione a valori che contrastano con la loro
sensibilità, oppure di un qualche vizio che rende infelici, ad esempio una dipendenza dall'alcol. Quest'ultima, tipico cul de sac in cui possono finire i Rochel che rifiutano i doni del loro angelo, con il suo simbolismo di annebbiare, togliere lucidità, è un contrario molto simbolico della limpida visione che è fra i suoi doni più preziosi. Quando la personalità Rochel rinasce, al posto dell'eccesso di indulgenza verso se stessi (che alla fine li accartoccia in un senso di colpa di cui non sanno vedere l'origine), o di una sorta di eccesso di generosità verso gli altri, prende forma in loro "un severo senso di giustizia, il bisogno di smascherare colpevoli e di difendere le vittime. (...). Può succedere allora che essi diventino "temibili raddrizzatori di torti e di destini deviati. (...). In politica hanno tutto ciò che occorre per divenire celebri come distruttori di status quo oppressivi o di ideologie invecchiate (vedi il Ra’aha’el Michail Gorbaciov). Il Ra’aha’el
Michelangelo trasformava ogni muscolo o tendine in un avvenimento travolgente, come volendo portare all’estremo la vocazione rahaeliana a farti accorgere di chi sei, quanto potresti splendere. Ra’aha’el era
Pasolini, che fin da giovane amò difendere e far scoprire chi vive in margine, e ciò che il progresso schiaccia e dimentica, anche nell’anima e nella mente di ogni suo lettore (...). Sia il coraggio di vedere, sia il senso di giustizia hanno d’altra parte alcuni costi che i Ra’aha’el devono essere preparati ad affrontare. Sia l’uno che l’altro, una volta destatisi, esigono di venire utilizzati, e ciò sviluppa nei loro possessori un’ipersensibilità che all’inizio può risultare faticosa: è dura scorgere negli altri tante cose belle ma perdute, e con esse anche le cause e le colpe della loro perdita. (...) occorrono non soltanto forza d’animo, ma anche saggezza, sapienza, accortezza e pazienza soprattutto, sia per accettare, sia per spiegare agli altri ciò che si è visto in loro. La fermezza, anche, è indispensabile ai Ra’aha’el, per proteggersi da quanti si attaccheranno a loro come a un salvagente durante un naufragio, e non vorrebbero lasciarli più andare: sono altri vampiri, analoghi a quelli che li avevano danneggiati in gioventù, e tollerarli è esclusivamente controproduttivo. In compenso, quell’ipersensibilità concede anche magnifici, michelangioleschi piaceri quotidiani. Cogliendo ciò che è bello e trascurato nelle persone e nelle cose si possono scoprire, in ogni angolo della realtà, meraviglie che altri guardano senza vederle: un raggio di sole o una foglia possono schiudere ai Ra’aha’el qualcosa di simile al satori – un’immensa, impersonale felicità della contemplazione. Lo stesso può valere per un gesto, uno sguardo, un tono di voce che d’un tratto rivelano, ai Ra’aha’el più che a chiunque altro, la grandezza che in tanti individui attende, come una Bella Addormentata, qualcuno che la svegli e la riveli a se stessa. Compito dei Rochel è dunque cercare in sè, senza scoraggiarsi, la strada per la propria Bellezza, e indicare poi la strada agli altri. Sono
anime sensibili e percettive, destinate a farsi penetrare dai sentimenti; cioè a soffrire molto così come a poter accedere a grandi gioie. Ma non cadano nei gravi errori di contrastare la propria sensibilità, o di volgersi a bassi ideali: la loro vita sarà presto piena di vuoto e di caos, affllitta da una nostalgia e una frustrazione che li renderà rancorosi o soggetti a dipendenze. Solo accettare i doni del loro angelo, per offrirli a piene mani ai loro simili, farà dei Rochel anime realizzate e felici, salde nel ritorno verso la loro casa: la Gioia.
Le qualità sviluppate da Rochel sono chiarezza di visione,
onestà, grande delicatezza, amore e rispetto paterno, rispettabilità, grande nobiltà di cuore, vigilanza, purezza, senso della giustizia, equilibrio, assoluta e
profonda correttezza verso gli altri.
Tratto dal "Libro degli Angeli" di Igor Sibaldi
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